In the Light of Reality

 

Wessel Huisman, Dieren


Introduzione

Nel saggio Lo Spazio Generoso ho cercato di comprendere la ragione per cui, solo durante sporadici momenti nella storia della pittura, gli artisti sono stati in grado di ricreare sulla superficie piana la suggestione di uno spazio trascendentale che induce alla meditazione e spinge lo spettatore a confrontarsi con una realtà metafisica racchiusa in una forma figurativa. Il mio discorso può sembrare pretenzioso ma non fa certo male, anche nello spazio esiguo di questo testo, chiamare da subito le cose col loro nome. Ecco che a volo d’uccello incontriamo dapprima i pittori etruschi del 500 a.C., seguiti dai pittori cinesi nel XIV secolo, poi i fiamminghi e gli italiani del XV secolo, per arrivare fino a Hokusai nel Giappone della prima metà del XIX secolo e per concludere infine con i primi impressionisti nei primi decenni successivi al 1850. Mi permetto di apporre una piccola chiosa: sebbene i pittori etruschi non abbiano applicato un effetto pulsante nell'immagine, meritano comunque un posto d’onore in questa galleria, grazie all'eccezionale spazialità che caratterizza le pitture funerarie rinvenute a Tarquinia e in altri luoghi realizzate in un così breve periodo di tempo.
Com'è possibile che questo peculiare bilanciamento evocato da armonia visuale e gratificazione mentale si affievolisca gradualmente col passare degli anni fino a lasciare il passo ad altre nuove qualità? Nell'opera del giovane Raffaello riconosciamo ancora distintamente le caratteristiche compositive del suo maestro Perugino, vale a dire una chiara disposizione degli elementi dell’immagine e una stilizzazione sicura della scena, ma via via nei suoi dipinti successivi l'enfasi viene spostata sulla rappresentazione fedele dei personaggi, dei loro movimenti ed emozioni, facendo sembrare l’opera più realistica.
La seguente ipotesi deriva dal panorama iniziale dell’Italia e delle Fiandre del XV secolo.
Per quanto concerne la visione e interpretazione della realtà, gli artisti si trovano, in questo periodo in una frase di transizione. L’iniziale orientamento, alimentato dalla fede cristiana, rivolto al divino, si abbassa gradualmente verso un orizzonte posto all'altezza degli occhi.
La nuova cultura basata sui grandi classici riscoperti costituisce il fondamento di un approccio più scientifico verso la realtà. La matematica, in particolare, gode di gran prestigio e viene considerata come fonte della vera conoscenza. La riproduzione fedele della realtà terrena e l’ambientazione di scene bibliche in luoghi reali e riconoscibili diviene per i pittori una necessità quasi fondamentale. La rappresentazione del corpo umano basato sull’anatomia acquisisce tratti sempre più plastici, così come le emozioni che vengono ora riprodotte in modo sempre più realistico. Tuttavia, questo approccio razionale alla realtà viene esercitato a costo di una stilizzazione comune che svilisce in gran parte l’oggettivazione della scena. Anche le considerazioni emotive e le decisioni intuitive passano in secondo piano. Attraverso la misurazione e la realizzazione della realtà, i dipinti perdono lo spazio contemplativo.
È problematico avvalorare quanto ho appena affermato. Ma quando mai è possibile interpretare l’effetto che esercita un dipinto? Non interviene forse come prima cosa l’esperienza e solo dopo lo sviluppo della consapevolezza di ciò che si vede? Così come per la ricerca compiuta nello Spazio Generoso, mi sono basato su anni di esperienza, anni trascorsi ad osservare dipinti accessibili a tutti. Le mie fonti sono disponibili e fruibili per tutti.

L’impalcatura storica
Nello studio dello sviluppo della figurazione nella pittura dal tardo Medioevo fino al primo Rinascimento, è quanto segue a catturare l’attenzione.
Con Giotto di Bondone (1267 – 1337) la pittura diventa sempre più realistica. Le sue figure bibliche non sono più le conformazioni dell'arte romanica costrette da gesti rigorosi e formule iconografiche, ma sono persone vere e reali, rappresentate plasticamente da luci e ombre. Si muovono in uno spazio immagine plausibile, con la prospettiva che riflette già l'architettura e il paesaggio..."
Intorno al 1420, sono due pittori in particolare, Masaccio in Italia e Jan van Eyck nelle Fiandre, a elargire una nuova dimensione a questo realismo, entrambi sono alla ricerca di una realtà concreta e tangibile.
in questo contesto Liana Castelfranchi Vegas parla di 'una conquista della realtà'.
Con la riscoperta delle leggi della prospettiva in cui l'architetto fiorentino Brunelleschi gioca un ruolo cruciale, la rappresentazione dello spazio tridimensionale sulla superficie piana acquisisce una base scientifica. Lo studio della matematica euclidea entra a far parte di un rinnovato interesse per l'arte classica e la scienza in generale.
Per secoli e senza bisogno di prove inconfutabili, la fede cristiana aveva dato risposte sugli interrogativi legati all'esistenza umana. Il paternalismo fluito dall'interpretazione della realtà basata sulla Bibbia, aveva fatto spazio a un sapere fondato sulla conoscenza. Verità e veridicità sembrano ora presentarsi come unità di misure comprensibili e verificabili.
C'è un cambiamento di orientamento che può essere riassunto, in altre parole, in un movimento simbolico. Se prima lo sguardo era rivolto verso il cielo, sono ora l'orizzonte umano e la dimensione umana a determinare la visione e il posto del mondo. Nolthenius lo descrive come segue"... Per secoli, la separazione è stata la priorità del suo programma di vita... Ora si schianta sulla terra e sperimenta per la prima volta la gravità... La terra: non più effimera e peccatrice, ma nostra madre e amante che ha diritto al nostro amore sottomesso.
Non può quindi essere un caso che questo sguardo, in passato rivolto verso l'alto, scelga ora una prospettiva diversa. Dall'infinito spazio dorato, artisti, architetti e matematici scrutano l'orizzonte dove confluiscono i punti di fuga che tracciano il nuovo spazio in cui la vita si svolge ad altezza d’occhi mentre le leggi che descrivono quello spazio diventano oggetto di uno studio sempre più alacre.
L'ascesa della scienza possiede anche un lato oscuro, simile al vaso di Pandora: l'uomo curioso ed esploratore, guardiano e sovrano della creazione, manipola la realtà. L’ottimismo associato al prestigio delle tradizioni scientifiche ha creato un vuoto che è stato colmato ai giorni nostri da una sempre più presente inquietudine legata alle conseguenze dello sfruttamento indiscriminato della terra. A mio parere, il nucleo di questo sviluppo si è originato proprio quindicesimo secolo.


Realtà e verità
In questa fase sarà utile illustrare il significato di una serie di concetti come realtà, realismo, naturalismo e verità/veridicità in relazione alla pittura. L’uso di queste definizioni sembra non lasciare spazio al soggettivo, all'emotivo o all'intuitivo, quasi suggerire nozioni generali dogmatiche, simili alle leggi della fisica o agli assiomi della matematica. La domanda è se questi concetti siano utili nell’analisi e interpretazione dell'espressione e del significato dei dipinti. Quale realtà proclama Van Eyck quando dipinge una Madonna col Bambino, affiancata da un canonico dal nome conosciuto? A quale verità si riferisce Masaccio quando fa cacciare Adamo dal paradiso?
Realismo è davvero un termine così chiaro? Secondo la rivista d'arte online Fahrenheit, il pittore francese Gustav Courbet è stato "fondatore e massimo rappresentante del realismo". Con il suo lavoro si è opposto alla sterile pittura accademica e ai motivi esotici del romanticismo. Ma anche nel caso di Courbet, il suo lavoro è determinato da innumerevoli considerazioni personali soggettive, quasi impossibili da identificare. Ogni processo decisionale che interviene durante la creazione del dipinto implica una scelta che rimanda direttamente all'impronta personale del creatore.
È possibile che qualcosa che viene dipinto, diventi proprio ciò che suggerisce? Quando Monet afferma di considerare la realtà come centrale nei suoi dipinti, sembra esistere effettivamente una certa oggettivazione. Tuttavia, è questa mera percezione, la sua impressione della realtà.
Jean Baptist Corot è considerato l'araldo del movimento che intorno al 1860 prende come punto di partenza il "ritorno alla realtà". Non è allora come minimo paradossale affermare che il suo lavoro viene, al contrario, apprezzato proprio per l’atmosfera così personale?

Che cosa ci si si aspetta da un dipinto? Che sia vero, che rifletta la realtà così come realmente è? Ma ogni rappresentazione non è che un'illusione in colore che evoca immagini percepite e conosciute attraverso la realtà dei sensi. Partendo dalla propria storia, sensibilità e orientamento ciascuno di noi si rapporta a quella realtà in modo diverso. Perché Ceci n'est pas une pipe, la lezione di Magritte, viene raramente riconosciuta in tutte le sue conseguenze? Cosa è vero, cosà è veritiero, cosa è ciò che dice, cosa suggerisce di essere? La realtà di un dipinto si chiama vernice. Il lato materiale dell’oggetto, il quadro, è l'unica cosa che può rivendicare di essere vero.
Per quanto seducente e indiscutibile l'immagine sia fedele alla verità, persino i dipinti fotorealistici o iperrealistici non possono sfuggire a questo assioma.
Negli eventi del XV secolo riconosco parallelismi con la conoscenza acquisita durante il mio sviluppo artistico. Ciò che in un momento viene rivelato senza sforzo durante il processo di creazione, diventa parte integrante della coscienza il momento successivo. Riflettere su ciò che intuitivamente ha preso vita davanti ai propri occhi, regala visioni di nuove possibilità. In una simile fase di euforia, il (ri)pensare può dominare completamente il cammino creativo. È bene essere consapevoli del punto in cui ci si trova, ma per non soffocare l’intuizione e la forza emotiva si deve evitare di programmare i passi successivi e il relativo significato solo ed esclusivamente in base valutazioni razionali.
Un ruolo paradossale nel processo creativo è riservato dunque alla logica, alla componente razionale, alla coscienza. È essenziale riconoscere che mentre si lavora si compiono costantemente scelte basate sulle proprie preferenze personali. Non si può venire limitati dall’intelletto, noi siamo molto di più. Solo lasciando che tutto ciò che si ritiene importante venga messo in discussione si può rendere veramente giustizia alla propria esistenza

È ciò che è!
In Landscape and Worldview, Boudewijn Bakker discute il dipinto di Jan van Eyck La Madonna del cancelliere Rolin: "quando si studia il paesaggio realizzato dal pittore non si dovrebbe procedere logicamente e razionalmente, conclude Bakker. Sarebbe meglio fare quello che ... è usuale fare quando si legge una poesia o, per similitudine, durante una riflessione meditativa in cui pensieri e sentimenti vengono espressi in associazione libera di parole e frasi, di concetti e immagini, una congiunzione che può essere letta solo grazie a un’azione comune di mente e di intuizione. Come già riferito nell’ introduzione, si può affermare che, per quanto riguarda la coscienza, il XV secolo rappresenta una fase di transizione per gli artisti dell’epoca la cui educazione formale aveva avuto luogo in un momento in cui metafisica e vita quotidiana erano ancora inestricabilmente collegate. Tuttavia, nel corso del secolo il contesto e il sostrato del secolo vanno via via modificandosi lasciando che la razionalità conquisti un ruolo cruciale. Ad esempio, Leon Battista Alberti, l'architetto fiorentino del XV secolo Alberti non considera più la pittura solo come un mestiere, ma anche come un'attività intellettuale e assegna un ruolo decisivo alla ragione durante il processo di creazione creando paradossalmente un dilemma diabolico. Infatti, nonostante la razionalità sia una caratteristica che contraddistingue il pensiero logico dell’uomo, la sua percezione della realtà è molto più complessa di ciò che può venire analizzato di fatto. Non prestando attenzione, il pensiero di ciò che è reale, la concezione di ciò che è, può condizionare l’esperienza fino ad un punto in cui il concetto di realtà si sovrappone a ciò che è. Il risultato di questa sostituzione conduce ad estraniarsi e non avvertire più quei segnali essenziali che contrassegnano il proprio posto nella vita dandogli significato.

Dal XV secolo in poi non sono più gli schemi estetici codificati ma le opinioni sulla bellezza e sulla sua rappresentazione a dettar legge. Il primo Rinascimento è la culla degli ismi, dal manierismo, al barocco, al classismo, al rococò, ecc. fino ad arrivare al ventesimo secolo quando le varie correnti e le convinzioni si susseguono confusamente a ritmo serrato cozzando una contro l’altra. Tutte pretendono di possedere il brevetto di un’equa rappresentazione della realtà, compreso il surrealismo, che si distingue in questo senso solo perché prende come punto di partenza l'irrazionale. Sebbene venga visto come un contro movimento anche il surrealismo deve la sua origine alla supremazia della mente.
Dovremo attendere fino alla seconda metà dell'Ottocento perché alcuni pittori impressionisti come Pissarro, Sisley e il primo Monet producano opere contraddistinte da una eccezionale nitidezza in cui assistiamo all'evocazione dello spazio generoso; liberandosi dall’imbrigliatura dei dogmi imposti e dei postulati relativi alla bellezza entrano a mente aperta e senza pregiudizi in una realtà dominata dalla luce e dal colore. Ecco che nelle tele prese in prestito dal paesaggio della Senna assistiamo per un breve attimo al connubio tra intuizione, sentimento e ragione in cui riecheggia l'eredità di Perugino e Piero della Francesca.

Per completezza, va notato che questo abbozzo non rende giustizia ai singoli artisti che si sono espressi al di fuori delle varie correnti e movimenti. Come ho affermato all'inizio, la fonte di ispirazione per le mie conclusioni è rappresentata da anni di osservazione e studio del lavoro di colleghi pittori e, naturalmente, anche dalle mie esperienze personali. Così tempo fa, di buon mattino, ho camminato lungo il fiume vicino alla mia città natale, Dieren. È questa una passeggiata che faccio almeno due volte al giorno, quando porto a spasso il mio cane. Ogni giorno il sole, visibile o meno, investe il paesaggio fluviale di una luce sempre diversa. Nonostante sia perfettamente cosciente che la mia comprensione è insufficiente, mi chiedo regolarmente cosa provo, qual è la mia esperienza quando cammino lì. Recentemente la mia esperienza mi ha preceduto e sono stato sopraffatto da una sensazione di presenza. Prima che subentrasse la ricettività cosciente, guarda cosa c’è, la realtà si è mostrata come veritiera. Che sia lì è questo ciò che conta. Che ciò che è prenda forma nella realtà dove tutto contribuisce a rendere tangibile e visibile il lato metafisico della vita. Il significato è, così come la vita è, così come lo sono io. E mi è venuto in mente il testo che ho scritto per il mio esame finale nel 1984...

‘ Senza giudizio
senza parole
senza illusioni
senza valore eterno
quello che non fa parte della "storia"
ogni momento successivo non scritto
solo ciò che è eterno
che viene rivissuto all’infinito e
deve essere creato.

Nulla è nuovo o innovativo
nemmeno quello che scaturisce
dall’ideologia- detersivo dei critici d'arte.

In quella frazione di vita che si eleva al di sopra
della morte, in essa giace ciò che
ciò che non voglio menzionare
ma solo sottostare.

Ciò che rimane è la consapevolezza che non è diverso
Da quello che è

alla fine
è solo
ciò che è!’.